http://blogs.elpais.com/love-bicis/2011/05/porno-desde-el-sill%C3%ADn.html
Immagini + che Parole
…i ragazzi di Pescara FIxed ormai completamente coinvolti nel progetto Bike Messenger Pescara e così con l’uscita della loro FANTASTICA MAGLIETTA e del primo sole abbiamo colto l’occasione per farci una pedalata e relative foto celebrative della nostra passione comune!!!
e finalmente….
da dex: Manuel (Camaron), Marco(fetecchia), Leonardo(lingua di fuoco della tribù della ruota fissa), Matteo Kuccione (anche detto ‘mpenna), Andrea (Marinetto), e invisibile fotografo Vittorio Palumbo che ringraziamo per le foto e per essere stato il primo messenger di BMP
… e proprio nel mezzo ecco apparire il nostro fantomatico primo messaka:
VITTORIO PALUMBO!!!
e fotografo!!!
…attenti a quei 4 li…
… e da Barcellona torniamo ai nostri spazi più vicini e siamo felici di aver letto l’articolo linkato di seguito, ci piace l’articolo, ci piace l’idea, ci piace che ci sia chi la pensa così, ci piace non sentirci soli e soprattutto ci piace essere tanti da iniziare a farci ascoltare…perchè abbiamo un sacco di idee migliori di quelle che ci siamo stufati di vedere in giro
Video pubblicato sul blog di uno dei fulcri della scena fixie di Barcellona, il My Beautiful Parking !!!
Ciao Pescara!!!
Da oggi tutti i soci possono calcolare la tariffa della propria spedizione direttamente sul nostro sito!!!
Ed è pronto il contatore di CO2 risparmiato all’ambiente!!!
Noi siamo pronti a pedalare per Voi e per l’Ambiente, chiamateci per le Vostre consegne!!!
Possiamo notificare per ogni consegna la CO2 risparmiata, scopri quanto puoi aiutare l’ambiente con una semplice scelta di responsabilità, e scoprirai quanto ci si può sentire bene a fare qualcosa di buono per tutti!!!
Bici Messaggeria Pescara
Perchè l’Ambiente è di Tutti e per Tutti
Perchè l’Ambiente è il nostro unico futuro possibile
Perchè l’Ambiente è lo spazio delle nostra vita
L’APOCALISSE RIMANDATA
ovvero Benvenuta catastrofe!
A cura di Franca Rame e Gessica Di Giacomo
“Il dramma dell’inarrestabile surriscaldamento terracqueo non sembra sollevare timori e preoccupazioni eccessivi nella gran parte della popolazione del pianeta, ma esiste un certo numero di cittadini per i quali al contrario il problema sta diventando una disperata ossessione. Io personalmente, lo devo ammettere, faccio parte da tempo di quest’ultima tormentata categoria.”
Inizia così questa accorata riflessione di Dario Fo sulla catastrofe ecologica a cui andiamo incontro in una quasi totale, e colpevole, mancanza di consapevolezza.
Ma ecco il capovolgimento del comico… E se la catastrofe si rivelasse in realtà una salvezza, addirittura una rinascita per il pianeta?
Un bel mattino, a Milano, a Roma, o in qualsiasi altra città del mondo, le lampadine non si accendono, il frigorifero è spento, niente caffè al bar, niente benzina alle pompe. In un batter d’occhio crollano banche e assicurazioni, il denaro non vale più. Il panettiere con forno a legna è preso d’assalto, tornano in auge le biciclette e l’energia prodotta dal sole, dal vento e dai combustibili vegetali finalmente si afferma.
Le guerre del petrolio non hanno più ragione di esistere. I potenti di turno rimangono intrappolati nelle loro ville superprotette e superaccessoriate, mentre i politici e i religiosi paludati smettono di fare chiacchiere inutili e razzolano insieme agli altri affamati. Le città si svuotano e si riempiono di nuovo le campagne.
E ovunque si ritorna spontaneamente a riunirsi, a discutere…
Fantasie?
La nuova, geniale ‘opera buffa’ di un grande e imprevedibile Premio Nobel? “Mi rendo conto solo ora che, trascinato da una specie di catarsi immaginifica, mi sono lasciato trasportare dentro una simulazione di follia” dice Fo. Ma – ed è questa la vera conclusione – l’apocalisse verrà, per quanto ci rifiutiamo di vederla.
Se l’umanità non rinsavisce, nella sua corsa cieca va dritta verso la fine.
ESTRATTO
“La Terra possiede risorse sufficienti per provvedere ai bisogni di tutti, ma non all’avidita’ di alcuni.”
GANDHI
Ogni tanto, su quotidiani e riviste scientifiche, si legge di convegni che si svolgono in centri diversi dell’Asia e dell’Europa ai quali, oltre a rappresentanti dei massimi Stati e governi, partecipano geologi, astrofisici e ricercatori tra cui diversi premi Nobel.
Si propongono regole e programmi per migliorare la condizione del pianeta ma, immancabilmente, puntuali gli Stati Uniti, l’Australia, Cina, Giappone e altri importanti paesi dell’Onu non offrono la propria adesione; per di piu’ ci sembra che il dramma dell’inarrestabile surriscaldamento terracqueo non sollevi timori e preoccupazioni eccessivi nella gran parte della popolazione del pianeta, ma esiste un certo numero di cittadini per i quali al contrario il problema sta diventando una disperata ossessione.
Io personalmente, lo devo ammettere, faccio parte da tempo di quest’ultima tormentata categoria.
Non perdo occasione, appena incontro qualcuno, sia maschio che femmina, sia giovane che anziano, di sollevare il problema e di tentare il loro coinvolgimento col classico approccio: “Ha notato? Non c’e’ proprio piu’ stagione… un momento si scoppia dal caldo… all’istante c’e’ tempesta, grandine e perfino neve nella quale affondano immense regioni dallo Stato di New York fino al Canada, e l’intera Cina.”
I piu’ scantonano, ma se l’interlocutore abbocca e’ spacciato! Gli tengo una concione sugli effetti dell’inquinamento da stordirlo…
Ci provo anche in taxi col conducente e perfino in autobus sia con i passeggeri sia con il responsabile che controlla i biglietti! Non parliamo poi di quando mi ritrovo a viaggiare in treno… guai se qualcuno mi chiede di essere fotografato con me mostrando il cellulare! Lo faccio subito accomodare nella poltrona vicino, se non c’e’ posto lo prendo addirittura sulle ginocchia, e qui al par d’un ragno, inizio a tesser la tela. Qualcuno, pur di salvarsi dall’aggancio, scende qualche fermata prima!
Un giorno sull’aereo Palermo-Milano, ho agganciato una bellissima signora, anziana ma di un’eleganza raffinata… sembrava uscita da una sequenza del Gattopardo di Visconti. Appena ho accennato al disastro atmosferico, mi ha afferrato una mano e accarezzandola mi ha supplicato: “Oh si’, me ne parli…! Mi interessa moltissimo.”
Ho iniziato la mia lezione con entusiasmo: “Vede, il problema e’ complesso e articolato. Ormai non c’e’ quasi piu’ nessuno che non ammetta la responsabilita’ dell’uomo riguardo alla condizione del pianeta e al suo surriscaldamento. Ma esplode una feroce diatriba appena si comincia a discutere del come salvare la Terra e ridurre drasticamente le emissioni di anidride carbonica… tonnellate di gas tossico che letteralmente intasano l’atmosfera.”
La signora mi seguiva come incantata, io incalzavo: “Sorgono tre categorie di pensiero. C’e’ chi dice ‘Basta diminuire per gradi ma drasticamente l’uso dei motori a scoppio con propellente fossile… Eliminare le vecchie caldaie per il riscaldamento delle case e degli uffici e installare nuovi impianti di eolico, solare… E perche’ no?, anche nucleare.”
La signora ha un sussulto. “Certo – la tranquillizzo schioccandole un piccolo bacio sulla fronte – non si preoccupi… Oggi come oggi, riprendere col nucleare e’ una soluzione improponibile! A parte la produzione di scorie radioattive che tuttora non sappiamo dove e come sistemare… sto parlando delle centinaia di migliaia di tonnellate che l’America e l’Europa, Russia compresa, hanno prodotto dall’inizio del nucleare e che non siamo ancora riusciti a smaltire, se non collocandole in luoghi e spazi provvisori come lo Stato dello Utah, che e’ diventata un’orrenda discarica di morte, operazione con un costo all’infinito di miliardi di dollari. Ma lo sa che per riuscire a produrre energia pulita sufficiente per il 50 per cento del fabbisogno globale dovremmo costruire una centrale nucleare alla settimana per i prossimi 63 anni?” (*Jeremy Rifkin, Repubblica 22 settembre 2007).
La signora, con un sorriso dolcissimo stampato in viso, accenna a un abbraccio poi si ricompone imbarazzata.
“Quindi non ci resta – incalzo io – che scegliere le cosiddette energie eco-compatibili che produrrebbero elettricita’, e altre energie accettabili ma in grado purtroppo di soddisfare solo una percentuale minima del nostro fabbisogno.”
“E quindi? – mi chiede la deliziosa creatura che ormai pende letteralmente dalle mie labbra – E allora?”
“Se l’intiera umanita’, i governi, i produttori, gli Stati, non s’impegnano in un’azione stravolgente, creando nuovi sistemi produttivi potenti e non inquinanti, siamo alla fine.”
La signora, con un’espressione addolorata implora: “Oh… salvaci!” E si butta fra le mie braccia.
“Faremo l’impossibile… – balbetto, leggermente imbarazzato per quell’approccio appassionato, ma poi mi riprendo – vede signora, dando per certo il cambio di rotta definitivo dei Paesi occidentali altamente industrializzati e all’avanguardia, il problema saranno poi i Paesi orientali emergenti, che vogliono assolutamente raggiungere il nostro livello di vita e di ammodernamento tecnologico, quindi si rifiutano di aborrire i propellenti fossili.”
“Oh, che ambiziosi!” esclama la dama.
“Non dimentichiamo che la Cina sta superando ormai i due miliardi di abitanti e che l’India sta raggiungendo a sua volta il miliardo… forse l’ha superato, e poi c’e’ l’Indonesia… e via dicendo…”
La signora, sconvolta, si stringe sempre piu’ a me tremante, e mi inonda di lacrime.
Non posso fare a meno di tranquillizzarla “Ma vedra’ che si trovera’ il modo di uscire indenni da questa tragedia.”
Giungiamo a Milano.
“La prego, parli con i miei figli. Sarei felicissima di poter vivere con lei.”
Dal fondo del corridoio appaiono un medico e un infermiere; caricano su una sedia a rotelle la signora che non abbandona mai la mia mano.
“Grazie di avermi regalato questo stupendo viaggio – dice mentre la legano alla poltrona mobile, poi aggiunge – lei dovrebbe fare l’attore.”
Il medico si rivolge a me e chiede: “Non l’ha importunata, spero? Purtroppo, ogni tanto, esce letteralmente di senno.”
La signora e’ gia’ in fondo al corridoio e, rivolgendosi al suo accompagnatore, esclama: “Che bella storia mi ha raccontato quel signore. Era cosi’ romantica! Mi ha fatto piangere… Peccato non sapere come finisce.”
E’ proprio vero: il mestiere del divulgatore scientifico e’ carico di insidie e delusioni!
Un uomo preistorico camminava spedito nella tundra.
Incappo’ in un mammut e gli ando’ a sbatter contro.
Indispettito grido’: “Ma con tutta la piana che hai a disposizione, proprio di qui dovevi passare?”
E se ne ando’ imprecando.
Quel primitivo non era un temerario, era soltanto cieco